IL MIRACOLO DEL DIPINTO DI MARIA CHE SCIOGLIE I NODI

La preghiera a “Maria che scioglie i nodi” si sta diffondendo sempre di più ed ha un origine molto particolare, che pochi conoscono e che parte da un evento quotidiano, accaduto ad una coppia in crisi.

Wolfgang Langenmantel e Sophie Imhoff erano marito e moglie dal 1612.

Tre anni dopo, però, stavano già parlando di separarsi. In un ultimo tentativo di porre rimedio ai loro problemi, Wolfgang andò a piedi al Monastero di Ingolstad (Germania), per incontrare Padre Jakob Rem (Gesuita) che, a quanto si sapeva, aveva il dono del discernimento.

Il sacerdote gli propose di pregare insieme la Madonna e lo condusse nella cappella, davanti ad un dipinto della Vergine della Neve. Era il 28 Settembre del 1615 e Padre Jakob aveva in mano il nastro  matrimoniale, quello che, secondo l’usanza del luogo, aveva tenuto unite le mani degli sposi, Wolfgang e Sophie, al momento della cerimonia.

Il nastro era pieno di nodi: Sophie ne aveva fatto uno per ogni discussione avuta col marito. Così Padre Jakob pregò, perché la Madonna sciogliesse i nodi che rappresentavano la mancata armonia tra marito e moglie.

Durante la preghiera, quei nodi si sciolsero misteriosamente e, da quel momento, Wolfgang e Sophie furono in grado di risolvere le loro problematiche, tanto che rimasero insieme tutta la vita.

Anni dopo, il nipote dei due sposi, Hieronymus Ambrosius Langenmantel, divenne sacerdote della chiesa di Sankt Peter am Perlach, ad Augusta (Germania), e volle commissionare, in memoria della sua famiglia ed in particolare dei nonni, un dipinto ex voto, che ricordasse l’intervento della Vergine nella vita coniugale di Wolfgang e Sophie.

Il quadro fu proprio quello della “Madonna che scioglie i nodi” (Virgen Maria Knotenlöserin), eseguito da Johann Georg Melchior Schmidtner, con olio su tela, tra il 1699 e il 1700.

Il dipinto fu realizzato in stile veneziano e barocco e misura 182 per 110 centimetri; rappresenta la Vergine Immacolata tra gli Angeli, nel suo stato di Assunta in cielo.

Nel dipinto, la Madonna ha in mano un nastro che, pieno di nodi, le viene porto da un Angelo alla sua destra e consegnato, libero da ogni nodo, ad un Angelo alla sua sinistra; ha la luna ai piedi, come nel Libro dell’Apocalisse, e schiaccia il serpente. Sulla testa di Maria sovrasta la colomba dello Spirito Santo ed è posta la corona di dodici stelle (il numero delle tribù d’Israele, degli Apostoli e del capitolo dell’Apocalisse, che parla della lotta tra la donna il drago).

In basso, si scorge Tobia, accompagnato (come narra il suo omonimo Libro nella Bibbia) dall’Arcangelo San Raffaele ad incontrare la sua sposa.

Pare che, la diffusione da Augusta al resto del mondo della devozione alla “Madonna che scioglie i nodi”, si debba proprio al nostro Papa Francesco.

Da giovane prete Gesuita, ebbe l’occasione di studiare teologia in Germania, a Ingolstadt, e poté conoscerne la storia.

Tornato in Argentina, ne divulgò il culto, mentre un’artista locale dipinse una riproduzione del quadro (Nuestra Señora la que Desata los Nudos) che, l’8 Dicembre del 1996, nella chiesa di San José del Talar, venne intronizzato.

L’allora Arcivescovo Bergoglio, nel 2011, dichiarò quella chiesa Santuario di “Nostra Signora che scioglie i nodi”. Nell’omelia di quel giorno, disse: “Tutti abbiamo nodi nel cuore, mancanze, e attraversiamo difficoltà. Dio, nostro Padre buono, che distribuisce la sua Grazia a tutti i suoi figli, vuole che noi ci fidiamo di Lei, che affidiamo i nodi dei nostri peccati, i grovigli delle nostre miserie che ci impediscono di unirci a Dio, per fare sì che Lei li sciolga e ci avvicini a suo figlio Gesù.”.

In Italia, don Luigi Iannone ha svolto l’incarico di scrivere la “Novena a Santa Maria che scioglie i nodi”, approvata dal Vescovo di Tempio-Ampurias il 20 Ottobre 2007.   

“Maria che scioglie i nodi” è venerata a Roma nella chiesa di Santa Anastasia al Palatino.