Miracoli: i pregiudizi di Garlaschelli e Cecchi Pavone

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Martedì scorso il programma televisivo “La strada dei miracoli” ha mostrato le forti limitazioni che lo contraddistinguono: un grosso calderone su diversi fenomeni, privo di qualunque necessario approfondimento. La conduzione è affidata ad una giornalista, Safiria Leccese, costantemente in corsa contro il tempo per poter restare nei tempi, tanto da interrompere continuamente gli invitati (purtroppo tanti opinionisti e vip televisivi). Si salvano l’ottima presenza fissa di don Davide Banzato (finalmente un prete cattolico e non i soliti don Mazzi e altri preti anticlericali) e l’orientamento non ideologicamente preconcetto della trasmissione.

La puntata è stata dedicata a Lourdes, al sangue di San Gennaro e alle lacrime della Madonnina di Civitavecchia. In studio la controparte è stata affidata ad Alessandro Cecchi Paone e Luigi Garlaschelli, responsabile scientifico del CICAP. Due scettici, seppur rispettosi, che hanno entrambi mostrato la poca consistenza delle obiezioni a questi fenomeni, rivelando una posizione pregiudizievole. Molto divertenti, invece, le espressioni sconsolate di Cecchi Paone, con ripetuti scuotimenti della testa in segno di disapprovazione, durante i filmati che ricostruivano gli eventi, perlomeno quando si accorgeva di essere ripreso dalle telecamere. I trucchi del mestiere, imparati anche dai politici, li conosce bene.

 

Sui fatti di Lourdes è stato commesso il solito errore nel dare spazio quasi soltanto alle testimonianze personali dei miracolati -racconti bellissimi e commoventi- piuttosto che alle procedure attraverso le quali l’Ufficio Medico di Lourdes e il Comitato Medico Internazionale affrontano i casi di guarigioni inspiegabili. Nessuna parola sui criteri utilizzati, sul fatto che qualunque medico -credente o non credente, l’importante è che si autoqualifichi- può recarsi all’Ufficio medico di Lourdes per assistere e visitare i pazienti che asseriscono di essere guariti. Nessuna intervista, purtroppo, agli specialisti che hanno accertato l’inspiegabilità e l’eccezionalità delle guarigioni (per essere accettate devono essere certificate, istantanee, complete e definitive), tanto meno ai medici curanti prima del viaggio a Lourdes che hanno firmato le cartelle cliniche. Un’occasione persa, ancora una volta.

Il programma, dicevamo, ha invece preferito sottolineare più volte le sensazioni dei pellegrini che escono dalle piscine in cui si sono immersi, così come sulle presunte capacità terapeutiche dell’acqua (smentite dagli studi realizzati su di essa, la quale è soltanto un simbolo attraverso cui può arrivare la guarigione). E’ stato facile per Cecchi Paone ricordare -giustamente- che il calore percepito è conseguenza della vasocostrizione dei vasi sanguigni in reazione al contatto della pelle con l’acqua fredda. Sarebbe stato opportuno invece smentire il luogo comune che il miracolo vero sarebbe quello di non venire contagiati dalle malattie di coloro che si sono immersi prima: è stato infatti dimostrato che nelle piscine di Lourdes ci sonomeno batteri che nell’acqua di un fiume che raccoglie altre acque sporche. La ragione per cui non avviene un’infezione è dovuta inoltre alla brevissima immersione ad una bassa temperatura dell’acqua (12-14°). Ogni due settimane viene cambiata l’acqua e dal 1992 è stato installato un sistema elettrico di filtraggio e di depurazione in costante attività (C. Yves, Inchiesta sui miracoli di Lourdes, Lindau 2006, p. 61,62).

 

Sul prodigio del sangue di San Gennaro si sono verificate le prime “vere” obiezioni della controparte scettica in trasmissione, sopratutto da parte del chimico Luigi Garlaschelli (già noto per il flop della “seconda Sindone” che ha realizzato utilizzando materiali disponibili anche nel Medioevo, il cui risultato è stato talmente scadente da essere utilizzato come prova per sostenere l’impossibilità a riprodurre l’immagine sindonica). La trasmissione ha mostrato un buon filmato sull’accertamento scientifico della presenza di sangue all’interno dell’ampolla grazie all’analisi spettroscopica. In particolare sono intervenuti il prof. Pierluigi Baima Bollone, ordinario di Medicina legale nell’Università di Torino (l’unico ad aver studiato direttamente l’ampolla) e il prof. Giuseppe Geraci, professore emerito di Biologia molecolare dell’Università di Napoli.

La tesi storica di Garlaschelli è che invece si tratterebbe di una sostanza con proprietà tissotropiche capace di mutare di stato (da solido a liquido e viceversa) tramite scosse e vibrazioni: affermazione puramente speculativa. Nel 1991 il chimico è stato smentito pubblicamente proprio dal prof. Geraci il quale, nel filmato mandato in onda durante la puntata, ha ricordato i fatti e le parole che disse a Garlaschelli: «”Lei è uno spettroscopista?”, chiesi a Garlaschelli. Lui mi rispose: “No”. Allora io gli domandai: “Come fa allora a parlare di cose di cui non sa?”». Il militante ricercatore del CICAP, come si vede nel video qui sotto, ha assistito infastidito alle parole del prof. Geraci ma, ottenuta la possibilità di replicare non ha saputo controbattere, preferendo invece concentrarsi sulla dimostrazione del comportamento di una sostanza dalle proprietà tissotropiche. Sforzo inutile in quanto è stato dimostrato dall’analisi spettroscopica che all’interno dell’ampolla c’è sangue e non una sostanza dalle proprietà tissotropiche: l’ostinazione verso questa tesi rifiutando/ignorando il responso degli studi e non intervenendo nel dibattito accademico è un evidente segno dipreconcetto, dunque di inattendibilità. Per chi volesse approfondire segnaliamo il nostro apposito dossier.

 

Qui sotto il video della reazione imbarazzata del prof. Garlaschelli (ci scusiamo per il leggero fuori sincro)

 

Sulla lacrimazione della Madonnina di Civitavecchia, fenomeno non ancora riconosciuto dalla Chiesa, è toccato sopratutto ad Alessandro Cecchi Paone mostrare la debolezza delle obiezioni. Il filmato che ha presentato i fatti, realizzato dalla trasmissione televisiva, ha giustamente sottolineatol’intervento giudiziario della Procura della Repubblica che, dopo aver ascoltato oltre 50 testimoni oculari della lacrimazione della statua, tra cui numerosi giornalisti, funzionari della polizia di Stato e vigili della Municipale (compreso il comandante), ed aver analizzato la statuetta di gesso, ha concluso negando qualunque tipo di truffa, frode e dimostrando l’assenza di marchingegni interni alla statua e attribuendo la causa del fenomeno alla suggestione collettiva oppure ad un fatto soprannaturale. Come abbiamo sottolineato nel nostro dossier, tuttavia, la prima ipotesi è stata screditata dalla stessa Procura la quale ha effettivamente certificato la lacrimazione della statua negando dunque la possibilità di una suggestione di massa, a prescindere già difficile a credersi.

 

Qui sotto il filmato sulle indagini della Procura della Repubblica (ci scusiamo per il leggero fuori sincro)

 

Ancora una volta Garlaschelli ha ignorato i fatti accertati dalla Procura della Repubblica ed è partito dalla sua tesi preconcetta: qualcuno, ha sostenuto, avrebbe spruzzato sul volto della madonnina del sangue e contemporaneamente si sarebbe bucato un dito per creare la lacrimazione. Ovviamente questo implica che la Procura avrebbe svolto male le indagini dato che ha archiviato l’ipotesi della frode, così come andrebbero indagati per falsa testimonianza oltre 50 testimoni oculari -compresi agenti della polizia di Stato e della polizia municipale- che sotto giuramento hanno testimoniato la lacrimazione della statuetta mentre era protetta da un cordone di sicurezza istituito proprio per impedire a chiunque di avvicinarsi.

Se si considera infine che Garlaschelli non ha nemmeno argomentato o giustificato la sua tesi, limitandosi a proporla come ipotetica alternativa (dunque di peso equivalente a chi afferma che il fenomeno sarebbe di origine satanica o prodotto dagli alieni ecc.), è inevitabile non poterlo prendere sul serio nemmeno questa volta. Cecchi Paone, accortosi di questa contraddizione (oltre ad urlare frasi del tipo “è evidentemente un trucco!”), ha replicato affermando: «però non l’ho vista io lacrimare, crederò soltanto quando la vedrò lacrimare io stesso». Le obiezioni prodotte dagli scettici dunque sono: (1) Il fenomeno non è avvenuto perché Cecchi Paone non ha assistito in prima persona e (2) il fenomeno è un inganno perché Garlaschelli sostiene la “tesi della spruzzata di sangue”, anche se è un’ipotesi priva di un quadro indiziario nonché smentita dalle indagini della Procura della Repubblica. Per chi volesse approfondire segnaliamo il nostro apposito dossier.

 

E’ legittimo non credere ai miracoli, gli stessi credenti non sono tenuti a credervi perché la loro fede non si basa su apparizioni, lacrimazioni, miracoli eucaristici o prodigi, essi possono solo essere segni di conferma e di aiuto nella fede. Chi vuole però tentare di obiettare ai fatti dovrebbe utilizzare argomenti migliori e non farsi condizionare così pesantemente dal proprio bias (o pregiudizio interiore). Purtroppo né Alessandro Cecchi Paone né Luigi Garlaschelli si sono dimostrati all’altezza.

 

fonte: uccronline.it