Il Codex Miraculorum e i miracoli di Santa Rita da Cascia

Il Codex Miraculorum e i miracoli di Santa Rita da Cascia
Santa Rita da Cascia

Il Codex Miraculorum riporta il resoconto dei miracoli, attribuiti ad alcuni Santi.
Contiene, dunque, anche quelli riguardanti l’intercessione particolare di Santa Rita da Cascia, da tutti conosciuta come la Santa delle cause impossibili.

Ricordiamo che il corpo di Santa Rita non fu mai sepolto, perché, immediatamente dopo la sua morte, cominciarono ad arrivare innumerevoli ex voto e tantissimi fedeli, che fecero comprendere come la devozione fosse già avviata ed impedirono alle suore di procedere con la sepoltura usuale.
Le consorelle, pertanto, misero il corpo prima in un lenzuolo, ma in attesa di una “cassa umile”.

Fu Mastro Cecco Barbari, proveniente da una famiglia devotissima a Santa Rita, ad occuparsi della costruzione della bara.
Nei documenti dell’epoca si legge: “Dopo morta, dovendosi fare una cassa per riporre il corpo della Beata per li tanti miracoli che faceva, né trovandosi chi la facesse, un certo mastro Cicco Barbaro da Cascia, concorso se con le altre genti in detta chiesa per vedere il corpo della beata, ch’era struppio delle mani, disse “o’ se io non fussi struppiato, la farei io questa cassa”, e che dopo dette parole restò sano delle mani e fece la cassa”.

Mastro Cecco Barbari, dunque, era guarito dopo aver visto il copro della Santa ed aveva provveduto a costruire per lei una cassa.
Quella cassa umile, ora, è situata all’interno della cassa solenne, che si trova nella cella di Santa Rita.
Ma, come per altri Santi, i miracoli, per devozione a Santa Rita, accadono tutt’ora.
Ecco una testimonianza recente, quella di Elisabetta di Roma: “Per raccontare quanto è accaduto, devo tornare all’anno 2009, quando ero incinta”.
Durante la gravidanza, al sesto mese, Elisabetta ebbe dei problemi, tanto da essere ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma.

“Mi riscontrarono una dilatazione di 2 cm. Si doveva con ogni mezzo impedire il parto, poiché la bambina che portavo in grembo difficilmente sarebbe sopravvissuta dopo la nascita. Mi venne chiesto di sottopormi ad un cerchiaggio d’urgenza, in quanto il parto era imminente”.
Non poteva fare diversamente.
“L’intervento fu fissato per il 22 maggio e, appena seppi la data prescelta, provai un senso di fiducia nel mio cuore: mi affidai immediatamente a Santa Rita. Ma le cose non dovevano essere così semplici.

Il cerchiaggio venne eseguito, ma si era verificata la complicazione temuta: rottura delle membrane e perdita di liquido amniotico, che avrebbero potuto in qualsiasi momento indurre il parto prematuro”.
Il 22 Maggio è il giorno in cui si commemora Santa Rita, perché, allora -si chiedeva Elisabetta- non era andato tutto bene?
“Intanto mia sorella Valentina, il giorno 22 maggio, si era recata a Cascia per partecipare alle celebrazioni in onore della Santa e, infine, era venuta da me in ospedale a Roma per portarmi le rose benedette.

Il 24 maggio, cominciai la Novena a Santa Rita per i casi disperati. Misi i petali di rosa sul ventre e pregai. Sentivo vicinissima Santa Rita.
Il secondo giorno scomparvero le perdite di liquido amniotico e i medici ne furono stupiti.
Dopo due settimane, contro ogni aspettativa, il parto prematuro fu scongiurato. (…) La bimba nacque nella 36esima settimana, quando ormai era perfettamente in grado di sopravvivere”.

Antonella Sanicanti