Cosa celebriamo il Lunedì dell’Angelo?

 

Lunedì dell'Angelo
Risorto

“ … un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto …” (Matteo 28, 2-6).

E’ questo il passo del Vangelo che annuncia la Resurrezione del Signore, nel giorno di Pasqua, proclamata dall’Angelo e commemorata il lunedì seguente.
Questo è, infatti, definito il Lunedì dell’Angelo (o Lunedì di Pasqua, popolarmente Pasquetta) ed è, più precisamente, il Lunedì dell’Ottava di Pasqua.

L’Ottava di Pasqua è il periodo che va dal giorno di Pasqua alla domenica successiva, detta Domenica in Albis (otto giorni).
Questa settimana è piena di letture che testimoniano come, dal momento della Resurrezione, Gesù, prima di salire in cielo (cosa che accadrà il giorno dell’Ascensione, tra 40 giorni), si sia mostrato alle persone, che, più di altre, aveva avuto vicino in vita: la Madre; Maddalena; gli Apostoli, a cui appare più di una volta e in diversi luoghi, rassicurandoli sulle promesse fatte loro o confortandoli nei momenti di incredulità, come nel caso di Tommaso che ebbe bisogno di una ulteriore prova per credere alla effettiva Resurrezione del Signore.

Gesù Risorto apparirà anche ai discepoli di Emmaus (luogo in cui si stavano recando), che stavano fuggendo da Gerusalemme, in seguito ai fatti accaduti durante la condanna di Cristo.
Il Signore li raggiunge a pochi chilometri dalla città e si fa riconoscere, nel parlare e nello spazzare il pane, tanto che questi ritornato indietro per testimoniarlo agli altri.
Pare che da questo evento, nel ricordo di quel breve viaggio, abbia avuto origine l’usanza di trascorrere il giorno di Pasquetta, facendo una scampagnata fuori città.

A conclusione dell’Ottava di Pasqua, si celebra, come su detto, la Domenica in Albis (domenica in cui le bianche vesti vengono deposte), definita così perché un tempo, quando i battesimi avvenivano solo durante la Veglia pasquale, i neo cristiani erano tenuti ad indossare una tunica bianca per tutta la settimana.
Dal 2000, quella domenica è anche la festa della Divina Misericordia, istituita da Giovanni Paolo II, ma richiesta direttamente da Gesù, secondo le apparizioni a suor Faustina Kowalska.

La Domenica in Albis è chiamata dagli ortodossi la domenica di San Tommaso: la lettura del Vangelo, infatti, (anche per noi cristiani) narra dell’episodio del discepolo “… se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”.
Gesù apparve di nuovo e allora anche Tommaso si convinse, Gesù disse: “Perché mi hai veduto hai creduto: bearti quelli che pur non avendo visto crederanno!”.
Ed ecco che, con questa frase, tutti noi (che non abbiamo vissuto con Gesù fisicamente o storicamente) dovremmo sentirci chiamati in causa e decidere se dubitare come Tommaso oppure no.

Antonella Sanicanti