L’incredibile storia di San Martino di Tours

La prerogativa dell’arianesimo era sostenere che la natura di Gesù Cristo (il Figlio) fosse inferiore a quella di Dio (il Padre). Anche di questo dovette occuparsi il primo Concilio Ecumenico della storia, quello di Nicea del 325.

Ed è questa l’epoca in cui si colloca la nascita di Martino (316-397, Ungheria), che proveniva da una famiglia pagana. Viaggiavano molto, tanto che, per lungo tempo, si trasferirono anche in Italia, in quanto il padre era un tribuno e soldato dell’Impero.

A 10 anni decise di diventare un cristiano, mentre a 12 pensò di ritirarsi nel deserto, come gli asceti orientali del suo tempo.

La legge dell’epoca, però, obbligava i figli dei servitori della patria a fare altrettanto e dovette quindi diventare un militare.

Non per questo rinunciò a comportarsi secondo il Vangelo; di lui infatti si ricorda un episodio emblematico, che descrive la sua indole sensibile e generosa.

Aveva 18 anni, quando, nei pressi di Amiens (Francia), mentre faceva un controllo di sorveglianza nella zona, incontrò un mendicante infreddolito e mal vestito. Allora, divise col la sua spada il mantello che portava e fece dono, della metà di esso, al povero.

Quella notte stessa, gli apparve Gesù Cristo che indossava proprio quel mantello e diceva ai suoi Angeli: Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito.”.

Fu così che decise di farsi battezzare.

Qualche anno dopo, avendo lasciato l’esercito, poiché era terminato il periodo di servizio obbligatorio, andò a Poitiers (Francia) dal Vescovo Ilario (oggi Santo) e, nel corso degli anni, da lui venne ordinato prima esorcista (all’epoca era questo un passo propedeutico per essere ordinati, poi, chierici), poi sacerdote.

Ilario era un Vescovo antiariano e con lui Martino voleva organizzare un’azione che si opponesse all’eresia di Ario, che stava conquistando tanti cristiani, anche di altro rango.

Purtroppo l’arianesimo, in quel periodo, ebbe la meglio, tanto che gli “altri cristiani” vennero perseguitati ed esiliati. Toccò anche al Vescovo Ilario e a Martino, che non smise, però, di viaggiare per convertire più gente possibile, compresa la sua famiglia.

In seguito, si ritirò a 8 chilometri da Ligugé (Francia), dove, con alcuni seguaci, formò la prima comunità monastica della Francia (forse d’Europa).

In quegli anni, si dedicò all’approfondimento della Sacra Scrittura, diffondendone il messaggio in ogni luogo e mostrando a tutti la potenza di Dio, anche attraverso miracoli prodigiosi.

Si prendeva cura dei prigionieri e dei condannati a morte, come dei malati; riusciva anche a placare  gli eventi atmosferici e a portare a se, e a Dio, molti nobili dell’epoca, che convinse a fare voto di povertà e preghiera.

Nel 371 fu eletto Vescovo di Tours, ma non smise di essere un monaco e di rimanere povero, umile e servizievole, tanto che rimase a vivere in un eremo solitario, a qualche chilometro dalla città.

Era una capanna, una cella, dove affrontava spesso il demonio e aveva visioni di Santi e Angeli.

La data della sua commemorazione indica quella della sua sepoltura.

Molti si contesero il suo corpo e i Re Merovingi e Carolingi conservarono, nel loro oratorio privato, il mantello di Martino, detto “cappella” o “cappa”; su di esso avvenivano i giuramenti più solenni.

Il termine “cappella”, che noi tutti conosciamo, come costruzione/nicchia annessa alla chiesa o da essa dipendente, probabilmente deriva da questo.

Oggi sono circa 4.000, solo in Francia, le chiese a lui dedicate e migliaia di paesi portano il suo nome.

 

Beato Martino, noi veniamo a te.

Soldato di Dio, Apostolo di Cristo, testimone del Suo Vangelo e Pastore della Sua Chiesa, ti preghiamo.

Tu che stavi alla presenza di Dio nel grande silenzio delle notti solitarie, donaci di rimanere perseveranti nella fede e nella preghiera.

Come catecumeno donasti al povero la metà del tuo mantello, aiutaci a compiere gesti di condivisione verso ogni persona bisognosa.

Nei villaggi e nelle campagne hai sfidato il demonio e distrutto i suoi idoli, prendici sotto la tua custodia e proteggici dal male.

Nella sera della tua vita non hai rifiutato il peso dei giorni e del lavoro, fa che siamo docili alla volontà del Padre.

Nella gloria del cielo godi del tuo riposo nella casa di Dio, metti nei nostri cuori il desiderio di raggiungerti e di conoscere con te l’eterna beatitudine. Amen.

 

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