La pornografia come materia scolastica . Ma dove siamo arrivati?

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L’ultima follia: la pornografia come materia curricolare nelle scuole

Una volta la scuola era la palestra della vita uno dei punti fermi dell’educazione dei nostri figli, oggi tutto è stato stravolto prima l’idea del gender, poi la diffusione nelle aule di “sussidi” indecenti, ora la teorizzazione dell’assurdo: come direbbe qualcuno non c’è mai fine al peggio un sessuologo danese, il prof. Christian Graugaard, pensando di rendere meno  «noiosi e tecnici» i “soliti” corsi di educazione sessuale, è giunto a tematizzare la pornografia vera quale nuova materia curricolare da aggiungere ai programmi didattici ministeriali, al fine – afferma – di rendere gli adolescenti – dai 15 anni in su – «consumatori coscienti e critici», secondo quanto da lui dichiarato al The Guardian. Già è disumanizzante considerare la sessualità come un prodotto di mero consumo; che poi una sollecitazione istintuale possa incrementare consapevolezza e spirito critico, è assolutamente impensabile, scatenando semmai un obnubilamento delle coscienze, oltre ad una chiara ed altamente diseducativa istigazione all’eccesso ed alla devianza. Si creerebbero, insomma, nuovi schiavi del sesso.

La conferma giunge da un altro sessuologo, Albert Barbaro di Nizza, che, intervistato dal settimanale L’Express, parla espressamente di insidie: «Occorre spiegare agli adolescenti che la pornografia non è la sessualità reale, bensì una finzione. Per questo ritengo non sia affatto necessario mostrarne loro le immagini», poiché la loro «crudezza potrebbe rivelarsi disgustosa e traumatica» per molti di loro. Questo metodo potrebbe anzi «essere pericoloso ed avere conseguenze sull’espressione della loro futura sessualità». Più o meno quanto già si ritrova nel Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 2354, laddove è scritto che la pornografia «offende la castità perché snatura l’atto coniugale», lede «gravemente la dignità di coloro che vi si prestano», immerge «nell’illusione di un mondo irreale» ed è «una colpa grave».

Per bocciare la perversa proposta del prof. Graugaard non serve essere sessuologi: basta il buon senso.