La pensatrice Edith Stein ci dice: “Chiunque cerchi la verità, cerca Dio”

Si crede spesso in ambienti non religiosi che la ricerca della verità debba scindersi dalla figura di Dio e della religione. Gli scienziati, alcuni almeno, sostengono che i progressi tecnologici abbiano permesso all’uomo di trovare la verità assoluta e oggettiva sulla genesi dell’essere umano e del cosmo. In realtà c’è sempre, nonostante i progressi scientifici, una parte di questa verità che rimane oscura e che non può essere compresa dalla mente umana, come si può spiegare questa assenza di conoscenza? C’è chi potrebbe dire che si tratta della mancanza di uno step successivo del progresso, grazie al quale potremmo finalmente comprendere il perché del tutto, ma c’è una teoria elaborata dalla pensatrice Edith Stein che si avvicina probabilmente di più allo stato delle cose.

Il lavoro di analisi e ricerca della Stein si è sempre basato sul concetto di verità assoluta e ed è giunto ad una osservazione tanto inglobante quanto semplice: nessuna teoria o essere umano è mai stato in grado di afferrare il perché del tutto, ogni disamina filosofica o scientifica si è sempre fermata ad una verità parziale, lasciando il resto ad assunti astratti e razionalmente inspiegabili. Per tale motivo, la pensatrice ha concluso che chiunque vada alla ricerca della verità come concetto assoluto va al contempo, che ne sia cosciente o meno, alla ricerca di Dio.

L’approdo a questo assunto è frutto della maturazione della donna che, sempre alla ricerca di una verità inglobante, si è trovata di fronte ad alcuni testi teologici che ne hanno mutato la visione razionalistica della realtà. La Stein, in quel momento, ha fatto la conoscenza con un essere trascendente infinitamente buono in cui coincidono i concetti di verità e giustizia. Improvvisamente nell’analisi della donna il “Problema Dio” diviene assolutamente rilevante e il suo obbiettivo diviene il riuscire a legare l’analisi metafisica della realtà al concetto di Dio. La Stein è conscia del fatto che sebbene l’analisi fenomenologica non consti semplicemente di un’osservazione razionale, il ridurre ogni cosa a Dio sarebbe una semplificazione del tutto.

Tra il 1924 ed il 1936 la filosofa elabora una teoria che le permette di superare il dualismo filosofico-teologico: ella sostiene che dalla storia dell’analisi della realtà emergano due filoni, il primo è quello cristiano che deriva da San Tommaso ed il secondo è quello razionalistico che parte da Kant. Questo scontro tra le due correnti è divenuto a suo modo di vedere l’ostacolo principale al raggiungimento dell’obbiettivo finale, ovvero la conoscenza della realtà assoluta. Soffermandosi, infatti, semplicemente su una visione razionale della realtà, si avrà sempre una visione relativistica del tutto, cosa che viene superata con l’accettazione della visione religiosa che mette Dio al centro del mistero mai risolto su cosa consista la verità assoluta. In questa visione globalizzante della filosofia il cercatore della realtà, l’uomo, non la scopre, ma ne viene informato grazie alla rivelazione divina.