Il Rosario: la via più veloce per la guarigione

 

Spesso si sente dire di quanto, un tempo, la fede fosse più viva, nel cuore della gente, e Cristo più presente nelle invocazioni.
Chissà se è davvero così, ma sicuramente ci sono dei testi, relativamente antichi, da cui attingere spunti, per coltivare un cammino devozionale esemplare, poiché testimoniano la salvezza, contro ogni possibile distrazione, proposta dal mondo contemporaneo.

Ecco l’estratto di una lettera, pubblicata sul Periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”, del Marzo del 1885, che testimonia e sottoscrive una guarigione miracolosa, avvenuta per aver pregato la Madonna del Santo Rosario, con viva fede.
“Verso la fine del mese di Maggio dell’anno 1883, quando io mi godeva una florida salute, fui colto da un inaspettato malessere generale, che mi produceva disturbi nervosi generali. (…)Ero continuamente travagliato da dolori ai visceri, al petto, e al dorso, e soprattutto alla testa, sentendomela come se fosse stretta da una morsa”.
Era il signor Ignazio Ioime di Napoli a scrivere che i suoi disturbi divenivano ogni giorno più frequenti e debilitanti.
Non riusciva più a digerire nulla, quindi iniziò a non mangiare, fino a ridursi in fin di vita.
Per la sua situazione, temeva anche il medico, il dottor Gerardo Molfese, che lo fece visitare anche da altri illustri specialisti, pur di arrivare a curarlo, ma nessun rimedio sembrava avere gli effetti sperati.

“Narrando un giorno all’ottimo Sacerdote Rev. Giuseppe Cigliano i miei gravi malanni: Se vuoi star bene, mi disse, devi votarti alla Madonna di Pompei. Non mi feci ripetere ciò la seconda volta: pregai mio fratello Sacerdote, per nome Gennaro bime, di accompagnarmi il domani a Pompei. Infatti, benché con isforzo, il mattino colà mi recai con detto mio fratello, il quale vi celebrò Messa. Ed io genuflesso a piè di quella miracolosissima Immagine della Vergine del Rosario, porgeva umili suppliche, chiedendo la sospirata grazia della guarigione, promettendo di ritornare per ringraziarla”.
Ma quella prima richiesta non ebbe alcun esito, né le successive, e sembravano non funzionare nemmeno quelle fatte fare per bocca di altre persone che frequentavano il Santuario, compreso Bartolo Longo (oggi Beato) che lo aveva messo in piedi.

E, proprio Batolo Longo, un giorno, disse al signor Ignazio: “Volete voi la grazia? -egli mi disse- fate i Quindici Sabati. (…) Io esattamente eseguii il consiglio e incominciai con gli altri la bella devozione dei Quindici Sabati, senza interruzione alcuna.”
Con loro a pregare c’era, qualche volta, anche Fortunatina Agrelli, che proprio da questa pratica aveva ottenuto una guarigione miracolosa e che, appunto, la raccontava, invogliando le Novene alla Vergine di Pompei.
“E tra le altre cose, diceva che la Madonna stessa aveva suggerito il modo che voleva essere pregata da chi avesse maggior bisogno di suo soccorso, cioè facendo tre Novene per impetrar le grazie, e recitando il Rosario intero di quindici poste; ed altre tre Novene con l’aggiunta del Rosario intero per ringraziamento dopo ricevuta la grazia. Rincorato io da queste belle promesse, incominciai subito le tre Novene alla Vergine di Pompei con la recita del Rosario intero. Oh, potenza di Maria! Ecco che al cominciare della terza Novena, invocando la Vergine prodigiosa che ha piantato il suo seggio di Regina e di Madre in Pompei, ottenni intera guarigione”.