Conversione miracolosa di un sacerdote che si era smarrito

 

Ne “Il Rosario e la Nuova Pompei”, la rivista che tutt’oggi riporta gli avvenimenti che riguardano il Santuario e la Madonna venerata nella città campana, si legge anche di una conversione particolare, anzi di una ri-conversione, che riguardò un sacerdote che, per lungo tempo, si era allontanato dalla chiesa e dal suo dovere. Come San Paolo, poi, si ritrovò ad essere, da persecutore dei cristiani, un miracolato.
Nel 1860 don Pasquale Bortone era sacerdote a Lecce, ma decise di apostatare, di rinnegare il suo Credo, in favore della Massoneria e al facile “divertimento” di quei tempi.
Cercava di appagarsi con altro che fosse lontano dalla fede e, giorno dopo giorno, si distanziò dalla sua missione.
In cuor suo, sentiva che qualcosa non funzionava, ma fece passare una trentina di anni, prima di porvi rimedio

Ad una sola cosa non aveva rinunciato, alla preghiera e all’affetto per la Madonna: “Io pregavo sempre la Madonna, quantunque senza fiducia.”.
Passarono gli anni e, nel 1888, don Pasquale si ammalò gravemente: “Soffriva disturbi gravi del sistema nervoso, paralisi incompleta di senso e di moto in quasi tutta la persona, per cui aveva un tremore continuo agli arti inferiori e superiori con indebolimento considerevole di forze. Aveva altresì disturbi intellettivi, poiché credeva che tutti gli volessero del male, diffidava quasi sempre di ogni persona e di ogni cosa.”.
La disperazione prese il posto di ogni altro sentimento, tanto che il sacerdote cercò più di una vola di suicidarsi.

Fu accolto in casa da un suo nipote, Nicola Bortone, un uomo molto devoto al Santo Rosario, perché potesse sorvegliarlo da vicino.
“Giunse la solennità del Rosario del 1889, ed egli (Nicola) vi si apparecchiò con la Novena alla Vergine del Rosario di Pompei per ottenere la grazia nei casi più disperati. (…) Pasquale Bortone, lacerato dai rimorsi, provò pure qualche volta di rinconduarsi con Dio con la sacramentale confessione; ma quando gli si ingiungeva di fare pubblica ritrattazione in riparazione dei pubblici scandali, rifuggiva tenacemente restio, e dava anche in escandescenze ed in furie. Egli era iscritto alla Massoneria.”.
In seguito, aiutato dalla famiglia, fece un altro tentativo. Cominciò una Novena alla Vergine, in vista della celebrazione dell’8 Dicembre dell’Immacolata Concezione.
La situazione era molto grave, a causa della sua condotta, don pasquale non trovava pace, né un motivo per vincere quelle sue ossessioni o accettare la sua malattia.

Ma, proprio durante la Novena, sognò la Beatissima Vergine che gli disse: “Confessati e riconciliati con Dio, che sei ancora in tempo di farlo.”.
Nemmeno questo lo convinse, ma la notte seguente la sognò nuovamente: “Fa’ presto -ripiglia la Madonna- chiama il Confessore, confessati, ed avrai il trionfo. Nel giorno della mia festa ti dovrai comunicare.”.
E questa volta don Pasquale non se lo fece ripetere, poiché si svegliò e poteva nuovamente muoversi liberamente: “La paralisi è sparita di repente da quella persona estenuata e stanca. Quell’infermo, divenuto insopportabile a se stesso, tanto che era condotto sino al suicidio, si leva diletto sano.(…)
E scrisse “Io qui sottoscritto Sacerdote Pasquale Bortone, preso dalla grazia di Dio, e per il patrocinio di Maria SS. di Pompei, mi ritratto di tutto ciò che ho potuto dire, o fare contro di Dio, della Chiesa e degli obblighi del mio stato. Prego Iddio e Maria Santissima aiutarmi sempre, onde con una buona vita possa riparare lo scandalo dato, e morire in seno della Chiesa Cattolica. Lecce, il 3 Dicembre 1889.”.
Il sacerdote da quel momento riprese a dormire serenamente, come non faceva da circa 30 lunghi anni; si organizzò, insieme al suo Vescovo, per riprendere a celebrare la Messa, in una cerimonia in cui pubblicamente fece ammenda dei suoi peccati e del suo tradimento a Dio, davanti al popolo che avrebbe dovuto guidare, proprio a Lecce, dove tutto era cominciato.