Conchita Wurst a Sanremo :”Era Proprio necessario Invitarla”

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Al Festival di Sanremo ieri sera ci hanno propinato  l’uomo barbuto vestito da donna Conchita Wurst, vincitore dell’Eurofestival nel 2014. Fatto  strano che nell’occasione della sua vittoria  la cantante Emma Marrone, conduttrice oggi del festival insieme a Carlo Conti e ad Arisa, disse  senza mezze misure“Senza barba non avrebbe avuto alcuna chance”.

Ieri sera  Thomas (in maschera Conchita), è stato accolto sul palco dell’Ariston  dal presentatore Carlo Conti che lo ha chiamato giustamente “personaggio” e non “cantante”,  e rivolgendosi a lui al maschile e ogni tanto al femminile, evidente l’imbarazzo del conduttore che non riusciva a collocarne l’identità e ogni tanto la confondeva.

Conchita è un’attivista per i diritti Lgbt e da tempo lotta per il loro riconoscimento. Adesso l’abbiamo  ritrovata come  ospite  di spicco al festival di Sanremo. La direzione artistica ha deciso di invitarla e farla esibire, scatenando polemiche nel mondo cattolico, come se ormai contasse qualcosa visto che  le proteste sono state ignorate regolarmente e la sua esibizione è stata seguita da circa 10 milioni di telespettatori.

Già prima della sua esibizione si erano levati  molti cori di protesta:  «Vergogna Rai, vergogna Italia. Facciamo girar la voce e teniamo noi e i nostri bambini lontani dalla tv. Un vero boicottaggio di tutti i cattolici italiani non potrà passare inosservato» così tuonava Radio Spada, anche Francesco Verduchi portavoce del movimento politico Italia Cristiana, ha invitato a boicottare il pagamento del canone Rai in segno di protesta: «boicotta Sanremo, ferma la dittatura gender-omosessualista – è il testo – Sanremo 2015, Rai 1, Conchita Wurst tra gli invitati speciali. Noi paghiamo il canone RAI e con i nostri soldi loro fanno propaganda gender-omosessualista». 

Amici di Pontifex, che così si esprime sulla vicenda: «Domanda: quanti soldi di ingaggio la Rai darà a Conchita Wurst? E perché io che non condivido quella ideologia devo pagare? Chi dissente da questo pagamento ingiusto, si accodi, grazie».

Mario Adinolfi,che ha definito il suo giornale La Croce, «l’unico che in prima pagina protesta contro la Rai che paga un cachet a sei cifre per far fare propaganda all’ideologia gender a Sanremo a Conchita Wurst. Con coraggio si batte a difesa della verità naturale delle cose e a difesa dei diritti dei nostri figli». 

Riportiamo anche le dichiarazioni di: 

Massimo Recalcati, supervisore clinico presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Pochi mesi fa scrisse infatti:«esaltano la donna barbuta come una figura della liberazione sessuale e della tolleranza nei confronti della diversità; esultano vedendo in Conchita Wurst una eroina del nostro tempo e il suo successo come il giusto riconoscimento di un altro modo di pensare e di vivere la differenza sessuale. Perché due soli sessi? Perché escludere la possibilità ancora inesplorate di forme multiple, anarchiche, erranti, della sessualità? Non sarebbe questa la legittima liberazione sessuale da secoli di oppressione clerico-fascista?».

No, non è così: «Questa cultura che esalta un sesso totalmente libero dai vincoli dell’anatomia e dai condizionamenti educativi», ha proseguito Recalcati, «ricade in pieno in una concezione autogenerativa dell’uomo come colui che si fa da sé. È un mito narcisistico del nostro tempo: quello di una libertà che vuole prescindere da ogni vincolo simbolico: inventarsi il proprio sesso».

Concludendo in questo modo il suo intervento: «Ma vogliamo davvero credere che esistano dei “diversi più diversi dagli altri”. Lo psicoanalista sa bene che nell’uso libertino della sessualità spesso si annida una difficoltà, a volte paralizzante, nei confronti del rischio che comporta l’incontro d’amore e sa altrettanto bene che la liberazione sessuale senza amore spesso degenera in una schiavitù compulsiva priva di soddisfazione. La sola liberazione sessuale degna di questo nome è quella che sa unire il corpo sessuale all’amore e che sa rispettare la diversità dell’Altro (etero o omosessuale che sia)»

Ma la RAI come vi facciamo notare è recidiva in quanto anche l’anno scorso le polemiche non sono mancate visto che tra gli ospiti internazionali invitati al Festival c’era Rufus Wainwright.
Il cantante pop americano è autore della canzone Gay Messiah, dove si annuncia l’arrivo di un messia omosessuale. Che ha scatenato le reazioni delle associazioni giovanili cattoliche, ed è stata indetta anche una manifestazione davanti alla sede di viale Mazzini a Roma per chiedere le dimissioni o l’intervento della presidente Tarantola. 

La domanda sorge spontanea tra tutti gli ospiti che si potevano invitare all’importante Kermesse Canora era proprio necessario chiamare: l’anno scorso un cantante blasfemo che propaganda un Gesù Cristo omosessuale e quest’anno un travestito con la barba? Va bene l’odiens ma il rispetto di chi paga il canone ci deve pur essere visto che ci troviamo in un paese cattolico, o la nostra opinione non conta più? E i nostri soldi nemmeno?