Comicità blasfema?

comicità blasfema?
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Mai sentito parlare di comicità blasfema?

A partire dall’ottobre del 2017, il disegnatore Sergio Staino, di estrazione marxista, pubblica ogni domenica una striscia più o meno comica, ironica e irriverente sul quotidiano dei Vescovi italiani, Avvenire.

La comicità, l’umorismo e la (sana) irriverenza verso questa e quella autorità, sono in sé e per sé cose divertenti, apprezzate ed apprezzabili. E non è possibile vivere una vita intera senza scherzo, gioco e celia, come già aveva capito il grande Aristotele. La stessa vita di moltissimi santi, come Padre Pio, don Bosco, san Josemaria Escivá de Balaguer o lo stesso Poverello d’Assisi, unisce mirabilmente, la serietà lo zelo e la mortificazione con l’allegria, la giovialità e l’autoironia.

Ma ovviamente, come si può esagerare nella penitenza e nell’ascesi, e da persone serie diventare musoni seriosi e antipatici, è anche vero che risus abundat in ore stultorum: “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”.

Ci vuole ancora e sempre il giusto mezzo, poiché riso fa buon sangue. Ma una cosa è ridere, un’altra è irridere…

San Tommaso d’Aquino, il Dottore comune della Chiesa, nella sua magnifica Summa Theologiae, tratta approfonditamente di tutte le virtù del cristiano, dalle teologali (fede, speranza e carità), alle cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza), sino alle virtù e alle disposizioni annesse.

Tra queste, vari densi articoli sono dedicati alla gioia (II-II, q. 28, aa. 1-4). In sintesi, l’Angelico esalta la gioia, da intendersi come gioia interiore più che come godimento esteriore, quale “effetto della carità”. San Paolo stesso, come noto, mette la gioia tra le prerogative del vero discepolo del Maestro. La tristezza poi è appannaggio dei tristi, cioè dei cattivi, di coloro che non vivono nella dimensione dell’adozione divina a figli.

Ma lo stesso s. Tommaso ha parole dure su ciò che chiama la derisione (II-II, q. 74, aa. 1-2). Come si vede dall’etimologia abbiamo sempre a che fare col riso e col ridere, ma nel senso meno etico e meno nobile si possa immaginare. Scrive l’Angelico che la derisione sembra compatibile con la carità, poiché “spesso si tratta di uno scherzo tra amici, per cui le si dà il nome di burla” (art. 2). Ma anche questa burla, può diventare peccato, se implica disprezzo, e può diventare più nociva dello stesso insulto aperto. A volte infatti si preferirebbe essere insultati più che irrisi e derisi. E questo peccato di derisione, nota il teologo domenicano, è tanto più grave “quanto maggiore è il rispetto dovuto alla persona derisa. E’ quindi peccato gravissimo deridere Dio e le cose di Dio” (art. 2).

Così, quando la comicità ha per tema ed oggetto Dio, Gesù, Maria e la religione in genere, vale il detto popolare “scherza con i fanti, ma lascia stare i santi”. O anche, con l’Apostolo delle genti, Deus non irridetur (Gal 6,7): di Dio non ci si burla.

La cosa che colpì buona parte della stampa laica fu proprio la collaborazione di un personaggio ben noto come Staino al quotidiano nazionale “di ispirazione cattolica”.

Avvenire, invece, con toni euforici e agiografici, la presentò così ai suoi lettori: “È il creatore di Bobo, il marxista leninista con gli occhiali sopra a un grosso naso, sempre perplesso circa l’evolversi dei tempi e gli sbandamenti del Partito, o di ciò che ne rimane. È da quarant’anni vignettista per l’Unità, l’Espresso e molte altre testate e programmi televisivi. È, tuttora, da alcuni mesi, anche direttore dell’Unità, benché il giornale al momento non esca in edicola. Ed è perfino presidente onorario della Uaar, Unione atei e agnostici razionalisti. Eppure Sergio Staino, toscano di Piancastagnaio, 77 anni, da oggi la domenica pubblica una sua striscia su Avvenire. Titolo: Hello Jesus.”. No comment!

Sul sito del quotidiano di ispirazione cattolica sono state pubblicate tutte le sue strisce umoristiche ed esse ci paiono a dir poco grossolane.

Ma domenica 25 febbraio 2018 ha superato sé stesso e certamente ha varcato i confini della decenza. Nella vignetta, Gesù, dopo un breve dialogo con Maria Maddalena sulla bellezza del suo cappello, dice ciò che pensa e se ne esce con un poco cortese: “E’ orribile”. Al che la Maddalena gli assesta un sonoro ceffone e fugge via. Gesù, nell’ultimo riquadro della striscia comica, commenta così: “Padre, Padre… perché questa condanna a dover dire sempre la verità ?!?”… Mah!

Non sappiamo quale sia l’intenzione di Avvenire, né quella dell’ateo Staino, presidente onorario degli Atei Agnostici e Razionalisti… (I quali hanno chiesto di togliere i crocifissi dalle scuole, l’insegnamento della religione, e hanno condotto campagne roventi per “scrocifiggere l’Italia”, secondo il loro lessico cortese).

Ci sia lecito però esprimere almeno un dubbio sulla validità di queste vignette se non blasfeme, almeno nettamente irrispettose.

Certo, ci sono cose più gravi che accadono nel mondo e nella Chiesa, ed insultare Dio e i santi è diventato uno sport nazionale e forse europeo e mondiale. Mai forse l’intercalare della bestemmia è stato così frequente, specie tra i giovani.

Che un quotidiano che si vende nelle chiese e nelle parrocchie abbia un umorismo di questo tipo ci dà da pensare assai. Cosa avrebbero detto un padre Pio o un Francesco d’Assisi, pur così inclini per natura alla giovialità e allo spirito? Secondo noi, ne sarebbero rimasti tristemente impressionati. E ciò che per alcuni forse è umorismo, per molti altri sa piuttosto di amarezza e pochezza. E questo è un vero segno dei tempi.

Antonio Fiori