Sant’Antonio: la Catena non è una devozione!

La Catena di Sant’Antonio è un modo per diffondere un messaggio all’infinito, o quasi.
Infatti, chi lo invia chiede al destinatario di mandarlo ad altri, a sua volta, e cosi via, senza interruzione di sorta.
Questo metodo non ha nulla a che fare con la devozione, con l’altruismo, con la sensibilità, con la disponibilità -o con la loro assenza- come molti messaggi vorrebbero farci credere, quando chiedono di inoltrare delle preghiere o delle intercessioni e promettono la protezione degli Angeli e dei Santi.

La Catena di Sant’Antonio non è in alcun modo collegabile a Sant’Antonio di Padova (1195-1231, Lisbona) o ad altri Santi che portano questo nome; semmai si riferisce ad un evento attribuito a Sant’Antonio abate (251-356, Egitto), suo malgrado!

La Catena e Sant’Antonio abate

Si racconta che Sant’Antonio abate, un giorno, scrisse una lettera molto severa, indirizzata al Duca d’Egitto Ballachio. Lo avvertiva che, se avesse ancora perseguitato e condannato i cristiani, l’ira di Dio si sarebbe abbattuta su di lui. Dopo di che, gli chiedeva di inviare quell’ammonimento a tutti i potenti della zona, che condividevano la sua stessa avversione contro Dio.
Il Duca non lo prese sul serio, ma, dopo qualche giorno, il suo cavallo, mai fino ad allora stato irascibile, lo disarcionò: il Duca cadde rovinosamente a terra e morì.

Da quell’evento, non solo si sarebbe diffuso l’uso della Catena di Sant’Antonio, ma anche l’annuncio della nefasta sorte per chi la dovesse interrompere.
Nel corso dei secoli, la denominazione di Catena di Sant’Antonio è stata collegata a diverse missive, che oggi si propagano anche tramite internet, con le mail, e da un cellulare all’altro, con Sms e messaggi WhatsApp.

Catena di Sant'Antonio
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Ecco un excursus delle Catene di Sant’Antonio più note:
Durante la prima guerra mondiale, circolava una missiva, che trasmetteva una preghiera per la pace. Fu però vista come una propaganda nemica e stoppata.
Negli anni cinquanta, si inviavano, ad amici e conoscenti, lettere che prima chiedevano “Recita tre Ave Maria a Sant’Antonio” e poi descrivevano le grazie che sarebbero accadute a chi avesse mandato avanti la Catena e le disgrazie riservate a chi l’avesse interrotta.
Negli anni settanta ed ottanta, si spedivano delle lettere che riportavano indirizzi di altre persone. Chi ne riceveva una era tenuto ad inviare una cartolina della sua città al primo nominativo della lista e poi la stessa lettera ad altri conoscenti.

Nello stesso periodo, qualcuno preferiva scrivere messaggi sulle 1000 lire, che poi spendeva.
Oggi giorno, si chiede su Facebook, ad esempio, di mettere un like ad un post, di copiarlo e di condividerlo sulla propria Home ed anche questa è una forma di Catena di Sant’Antonio.

Catena di Sant'Antonio
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Catena di Sant’Antonio – le più nocive

La condotta di chi diffonde una Catena di Sant’Antonio può sembrare innocua, ma, in effetti, induce a pratiche obbligate, sotto una sorta di minaccia psicologica, che porta a credere nella sciagura che potrebbe abbattersi su di noi, se non compiamo quella certa azione. E questa è superstizione e null’altro!
Inoltre, forse non tutti sanno che le Catene di Sant’Antonio, trasmesse via internet, sono considerate una pratica vietata dalla netiquette, ossia dalla buona educazione in rete (“netiquette” è l’unione dei termini “network”, ossia “rete”, e “etiquette”, ossia “buona educazione”).

Ci sono poi delle Catene di Sant’Antonio ritenute proprio illegali dalla Corte di Cassazione e sono quelle del marketing piramidale, inappropriato e ingannevole.
Secondo la sentenza 37049/2012, “le attività commerciali in cui il beneficio economico deriva dal reclutamento di utenti, piuttosto che dalla vendita diretta di beni o servizi, sono da ritenersi fuorilegge”. Del resto, già anni fa, si era diffusa la pratica di inviare, insieme alle missive delle Catene, dei soldi, in modo da farne ritornare un bel gruzzoletto al mittente. Non si è mai saputo se questo avesse funzionato per qualcuno!

Catena di Sant'Antonio
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La Catena di Sant’Antonio -diciamolo chiaro- è una truffa che, ben che vada, ci impone sensi di colpa, per non aver adottato il cane proposto sui Social, e angoscia per la minaccia, anche di morte tante volte, che porta con se, senza considerare la disonestà e la mala fede di chi da speranza di guadagno, di lavoro, di successo.
Nel 1935, per la prima volta, un Dizionario citò la definizione di Catena di Sant’Antonio, parlando delle lettere spedite a più persone, in forma anonima, che incitavano ad una certa preghiera, che “sarebbe servita a salvare il mondo”, a patto che, chi veniva investito di questa enorme responsabilità, avrebbe, a sua volta, re-inviato la lettere ad un certo numero di persone, che avrebbero dovuto fare lo stesso.

Nel corso degli anni, quella definizione, che sembrava quasi innocente, è stata ampliata con termini che vanno dalla minaccia, all’istigazione a delinquere vera e propria.

Ora, che abbiamo svelato gli arcani sulle vicende relative alla Catena di Sant’Antonio e alla sua origine e possiamo dirci più che sicuri che nemmeno Sant’Antonio abate l’avrebbe voluta propagare, cerchiamo di essere più fermi e affatto scaramantici, la prossima volta che ne riceveremo una, perché accadrà di nuovo. Oh, se accadrà!

Antonella Sanicanti

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