L’ennesima testimonianza del potere salvifico che si annida a Medjugorje ci viene offerta da un americano di Boston, tale Arthur Boyle, che dopo una vita in ambito sportivo si è ritrovato a combattere con il male peggiore della nostra epoca: il tumore.

 

Nel 1999 gli viene diagnosticato un carcinoma al rene, così, comincia tutta la trafila di trattamenti medici che culminano con un operazione di rimozione della massa tumorale. In seguito all’intervento e ai successivi controlli, Arthur viene a conoscenza del fatto che la sua lotta contro la malattia è solo all’inizio: il tumore si è diffuso ai polmoni, quindi sono necessarie altre cure ed altre operazioni.

 

Passano gli anni, il tumore regredisce, ma poi si ripresenta più forte di prima. Sarebbe necessaria un ulteriore operazione, ma Arthur è stanco di combattere e rifiuta di sottoporsi a tale supplizio. I medici gli comunicano che con questa scelta non ha più di qualche mese di vita e la sua famiglia gli chiede di ripensarci, lui, però, è ormai deciso. Nel frattempo un gruppo di amici gli parla di Medjugorje, gli spiega che un pellegrinaggio in quel luogo potrebbe regalargli un miracolo, che la madonna lo toccherà, Arthur non ci pensa due volte ed insieme a loro prende un volo il giorno dopo.

 

Boyle è partito con la speranza che la Madonna avrebbe avuto modo di fargli la grazia, la speranza  di quei giorni fu subito tramutata in certezza non appena i tre sono arrivati nel villaggio. Il primo giorno Arthur si è confessato per la prima volta dopo 15 anni, lo stesso giorno Vicka avrebbe dovuto pregare per lui, ma per qualche ragione fece saltare l’appuntamento. Questi allora andarono a fare shopping per le mogli con molta sorpresa vi trovarono la veggente e le chiesero una preghiera estemporanea, lei acconsentì (Arthur ha raccontato di aver sentito sul suo corpo una sensazione di calore mai provata prima).

 

Dopo quel fugace incontro i tre amici decisero di salire a pregare sul Krisevac, durante il percorso Arthur ha cominciato a sentire dolore ai polmoni, inizialmente credeva che le sue condizioni fossero in peggioramento, ma una volta in cima si sentiva meglio, come se fosse guarito.

 

Tornato a Boston il redento Boyle ha fissato una visita di controllo, dalle analisi è risultato che tutti e tre i tumori erano scomparsi inspiegabilmente. Sono passati più di dieci anni da quella esperienza e il nostro protagonista ha avuto la possibilità di vedere crescere i suoi figli e di godersi la vita.