Ho urlato a Dio aiutami, e sapete come mi ha risposto?

 

 

 

Se c’è  un dubbio che accomuna tutti i fedeli cattolici è sicuramente quello collegato al “Silenzio” di Dio. Le continue richieste, le preghiere e le suppliche sono affidate spesso ad un interlocutore che ascolta in silenzio ed opera in maniera misteriosa. I deboli di fede interpretano il silenzio come una prova della non esistenza di Dio, ma il vero fedele sa che le risposte arrivano spesso sotto una forma inconsueta e che sta al fedele interpretare.

 

Sul dilemma del silenzio è sicuramente interessante riportare l’esperienza che un fedele anonimo ha voluto condividere con ‘Aleteia’: tempo fa la vita di quest’uomo stava precipitando, suo figlio appena nato soffriva indicibilmente e rischiava la vita e lui si è affidato al signore con preghiere incessanti nella corsia dell’ospedale.

 

Lo stato di salute del piccolo non migliorava e l’uomo, distrutto dal dolore e dalla paura, aveva cominciato a dubitare dell’esistenza di Dio, così decise di andare a parlare con Cristo davanti ad un tabernacolo: solo di fronte alla croce ed in ginocchio chiedeva aiuto tramite le preghiere, ma il silenzio persisteva ed ad un tratto ha urlato: “Aiutami!”.

 

Dopo un istante di silenzio l’uomo ha sentito una voce provenire dallo stesso tabernacolo che gli diceva: “Aiutami!”. Per un istante è rimasto interdetto, i dubbi che lo avevano assalito scomparvero e subentrò uno stato di tensione, la richiesta venne formulata nuovamente, ma la voce, questa volta, veniva distintamente dalle sue spalle, quindi, si girò e vide un mendicante con la mano protesa che gli chiedeva una mano per sopravvivere.

 

Una volta ricevuta attenzione, il mendicante disse: “Aiutami, ti prego, non posso lavorare a stento mi reggo in piedi”, l’uomo si girò verso il tabernacolo ed a sua volta disse a Dio scherzando: “Le sai proprio tutte, con te non si può fare niente!”. In quel momento il fedele aveva compreso cosa Dio gli stava chiedendo, ovvero di essere meno egoista e di pensare a chi stava peggio di lui, in buona sostanza di  avere fede e di essere misericordioso.

 

Dopo aver aiutato quell’uomo (mai più rivisto) il fedele ha compreso che Dio, pur non rispondendo a voce, ha modi diversi per fare comprendere il suo volere. La morale è che in un momento di difficoltà non bisogna abbandonare la fede che prima o poi Dio ci aiuta a suo modo.