A Milano lo conoscono con il nome ”Angelo Invisibile” si tratta di un ricco imprenditore che un giorno ha deciso di dare una mano ai più bisognosi. I suoi atti di carità esistono da anni senza che nessuno se ne sia mai accorto (a parte i sacerdoti che raccoglievano le sue generose donazioni), in gran segreto ha rivestito uomini con abiti logori, dato da mangiare agli affamati e permesso a giovani senza possibilità economiche di riprendere gli studi.

 

Il suo impegno caritatevole dura da 13 anni, anni di dure lotte in cui ha fondato ed aiutato associazioni umanitarie, fornito assistenza legale agli indigenti e permesso a tante persone che rischiavano di finire per strada di riavere un tetto sopra la testa.

 

Questo buon samaritano che aveva deciso di scrivere la sua storia di carità in un primo libro intitolato proprio ‘L’Angelo Invisibile’, ha spiegato i motivi che l’hanno condotto a tale generosità in un secondo scritto chiamato ‘Lettera ai miei figli sull’incertezza’. Qui ammette che sin da bambino ha avuto più soldi di quanti ne potesse spendere, all’eredità paterna ha sommato i frutti del suo lavoro in borsa che l’hanno reso decisamente ricco e che, ad un certo punto, la ricchezza non bastava a riempirgli la vita, così le domande esistenziali hanno fatto posto ai problemi giornalieri, questo, infatti, ad un cronista del ‘Giorno’ dice: “I soldi non sono un problema, ne ho più di quanti mi servano; il problema è dare un senso alla vita, riempirla di senso”.

 

In quel periodo di riflessione quest’uomo buono ha fatto un giro per la città, ha visto che tra il lusso e la ricchezza c’era chi stentava a finire la giornata, d’un tratto la sua vita fatta di finanza ed agio ha fatto conoscenza con la realtà di tutti gli altri, questo gli ha fatto capire quanto era ingiusto un simile dislivello e da quel momento ha cominciato a donare.

 

Non sapendo come fare a rimanere anonimo si è affidato inizialmente alle parrocchie, in un secondo momento ha fondato delle associazioni attraverso le quali ai suoi averi venissero aggiunti quelli degli altri, un opera di carità che gli ha fatto scoprire la verità sulla natura dell’uomo: “Alla Fondazione arrivano offerte da persone che si privano di quel che possono, pensionati, operai, studenti. Ringrazio e mando tutto indietro. Ma quando ho cercato di coinvolgere presunti amici benestanti, nessuno ha aperto il portafogli. Al massimo qualcuno si è pulito la coscienza con 50 euro al mese”.

 

La speranza è che altri seguano l’esempio di questo uomo che ha deciso di sacrificare i beni in eccesso per migliorare la vita di chi non ne ha, anche perché se tutti seguissero il suo esempio, nessuno patirebbe fame e freddo ed il mondo sarebbe un posto migliore.