E’ noto come tra il 13 maggio ed il 13 ottobre 1917 i tre pastorelli di Fatima, Francisco, Giacinta e Lucia siano stati testimoni di sei apparizioni delle Madonna a Fatima. Durante queste sei apparizioni la Beata Vergine ha consegnato loro dei messaggi segreti (delle profezie) che sono stati rivelati in seguito in base alla discrezione della Santa Sede. Se i primi due furono svelati nel 1942 e riguardavano la guerra mondiale (la seconda), lo sviluppo e la minaccia della Russia comunista e della sua ideologia ateista, il terzo è venuto a galla solamente nel 2000 per volontà di San Giovanni Paolo II e riguardava il male della Chiesa e la possibile influenza maligna sul Santo Padre.

Tracce del messaggio contenuto nel terzo segreto di Fatima sono state condivise nel corso degli anni da diversi religiosi, ma queste informazioni si discostavano da quelle contenute nel messaggio vero e proprio condiviso in seguito da Papa Wojtyla. Si pensa che i religiosi che hanno condiviso il messaggio nel corso degli anni non fossero a conoscenza di tutto il messaggio, ma che ne vollero comunque condividere il sunto per timore che Suor Lucia potesse morire prima di averlo rivelato.

Il timore che Suor Lucia potesse morire prima che la Santa Sede avesse deciso di rivelare il terzo segreto colse anche il Vescovo di Leira, Monsignor José Alves Correia da Silva, che tra il 1943 ed il 1944 chiese più volte alla suora di mettere per iscritto il messaggio della Madonna. Proprio sulle parole scritte in quel diario si basa l’ultimo libro d’inchiesta sul mistero di Fatima scritto da Saverio Gaeta ed intitolato ‘Il Libro di Fatima, tutta la verità!’.

Grazie allo scritto di Gaeta siamo venuti a conoscenza del fatto che per ben cinque volte Suor Lucia non riuscì a mettere per iscritto ciò che il vescovo gli chiedeva: “Mi inginocchiai vicino al letto che, a volte, mi serve da tavolo per scrivere, e provai di nuovo, senza riuscire a fare niente; quello che più mi impressionava era che riuscivo a scrivere senza difficoltà qualsiasi altra cosa. Chiesi allora alla Madonna che mi facesse sapere qual era la volontà di Dio. E mi diressi alla cappella. Sentii allora che una mano amica, affettuosa e materna mi toccava la spalla, sollevai lo sguardo e vidi la cara Madre celeste”.

Suor Lucia non riusciva a spiegarsi per quale motivo le venisse impedito di portare a termine il suo compito, così interrogò la madonna a riguardo che le disse: “Non temere, poiché Dio ha voluto provare la tua obbedienza, fede e umiltà; stai serena e scrivi quello che ti ordinano, tuttavia non quello che ti è dato intendere del suo significato. Dopo averlo scritto, mettilo in una busta, chiudila e sigillala e fuori scrivi “che può essere aperta nel 1960 dal cardinale patriarca di Lisbona o dal vescovo di Leiria”.

Finita quella imposizione sovrannaturale Suor Lucia fu di nuovo in grado di scrivere e consegnò il messaggio per intero a Monsignor Alves. Il vescovo di Leira ne fu sollevato: aveva avuto un’anticipazione del messaggio anni prima e, data la sua importanza, riteneva un obbligo consegnarlo ai fedeli affinché tutti, conosciuta la gravità della situazione, si potessero rimettere nelle mani di Dio.

Ecco le parole che la veggente consegnò al Vescovo di Leira nel 1938: “Vedo, nella luce immensa che è Dio, la terra scuotersi e tremare dinanzi al soffio della Sua voce: città e villaggi sepolti, rasi al suolo, inghiottiti; montagne di gente indifesa; vedo le cataratte fra tuoni e lampi, i fiumi e i mari che trabordano e inondano e le anime che dormono il sonno della morte!”.