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L’ottavo comandamento, “Non dire falsa testimonianza”, è uno di quelli che giornalmente vengono infranti più spesso. I tre peccati più gravi nei confronti dell’ottavo comandamento sono: la calunnia, la maldicenza ed il giudizio temerario.

 

La calunnia consiste nell’attribuzione di un male ad una persona che non l’ha compiuto, oppure dell’invenzione di un difetto che quella persona non presenta. Si tratta della forma più grave di maldicenza che un uomo possa mai inventare, spesso infatti la calunnia viene ordita alle spalle del malcapitato (impossibilitato a difendersi) e consegnata a qualcuno che, data la misera pochezza dell’essere umano, la diffonde a sua volta trasformandola nei particolari, arricchendola, fino a farla diventare qualcosa di mostruoso che può distruggere il soggetto colpito. La calunnia può assumere diverse forme, ad esempio, il Santo Curato D’ars, in una bellissima omelia, spiega come non solo l’invenzione totale di una menzogna sia calunnia ma anche il semplice parlare male, perché: “Quasi sempre si aggiunge qualcosa e si aumenta il male che si dice del prossimo”. Questa malignità detta in un contesto si diffonde e, dice il Curato: “Una cosa che passa per molte bocche, non è più la stessa; colui che l’ha detta per primo non la riconosce più, tanto è stata cambiata e accresciuta”.

 

Siamo di fronte ad un peccato mortale che presenta una sola possibilità di redenzione: rimediare al danno causato con la malignità detta. Purtroppo, nei casi più gravi non è possibile rimediare a tanta malvagità, anche per il semplice fatto che la calunnia ha già ferito gravemente il soggetto calunniato.

 

Passiamo al peccato di maldicenza che per il catechismo cattolico consiste in qualcuno che “Senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui alle persone che li ignorano”. A questa definizione è comunemente applicata una distinzione di due differenti tipologie di maldicenza:

-La maldicenza semplice: “Consistente nel parlare male del prossimo evidenziando lati negativi già conosciuti dagli interlocutori”.

 

-La mormorazione: “Consistente nella fattispecie appena menzionata, ovvero nel portare a conoscenza degli altri colpe o difetti ignorati dai destinatari”.

 

Qualunque sia la maldicenza di cui siete colpevoli, è peccato non solo diffonderla, ma pensarla e persino ascoltarla senza opporsi perché comporta la diffusione della stessa. C’è però una fattispecie di maldicenza che non consiste in un peccato (anzi la mancata diffusione porta al peccato di omertà): si tratta della divulgazione di un male vero (è necessario qualora ci si trovi ad assistere ad un comportamento dannoso nei confronti degli altri comunicarlo a chi ha l’autorità di fermarlo).

 

Infine c’è il peccato di giudizio temerario, questo consiste in qualcuno che “Anche solo tacitamente, ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo”. In questo caso stiamo parlando di un giudizio negativo dato da un impressione sommaria (a primo acchito) senza lasciarsi il tempo di creare un giudizio ponderato sugli accadimenti. La costatazione oggettiva di un atto che è comunemente ritenuto sbagliato, non è pensare male, ma il giudizio negativo sulla situazione senza conoscere le motivazioni che hanno portato a quell’atto è un giudizio temerario (senza ponderazione), dunque, sbagliato.