Giocatore di Football americano ho mangiato un fungo velenoso e per me non c’era più niente da fare, ho pregato Padre Pio

 

Lo scorso anno Giancarlo Genova, giocatore di Football americano dei Warriors di Bologna, ha rischiato di morire a causa dell’ingestione di un ‘Amanita Phalloides’ (uno dei funghi più velenosi al mondo). Accusati i primi sintomi è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove i medici, falliti i primi trattamenti, hanno optato per un trapianto di fegato che dava al ragazzo un 50% di chance di avere salva la vita. Convinto che sarebbero stati gli ultimi giorni sulla terra, il ragazzo ha pregato Padre Pio (a cui è devoto) per non essere abbandonato negli ultimi istanti ed in cambio ha ricevuto la grazia.

In un intervista rilasciata a ‘Cristiani Today’ Giancarlo parla di quella tragica sera: “L’8 ottobre, il padre della mia ex ragazza, colse un paniere di funghi e lo portò a casa nostra. All’epoca io e la mia ragazza convivevamo. Inavvertitamente, nel paniere era capitata una amanita phalloides, il fungo più velenoso che ci sia. Una volta cucinati questi funghi, li abbiamo mangiati”. La mattina dopo entrambi accusavano dolori, ma solo lui stava veramente male.

Il giocatore di Football ricorda come le lavande gastriche furono inutili e come, in seguito ad un trattamento con un medicinale a cui era allergico, ha rischiato di morire all’istante: “Fino a che, 2 giorni dopo il mio ricovero, ho avuto un blackout, in seguito ad una reazione allergica, dovuta ad un tipo di farmaco che nessuno sapeva, neanche io”.

Ripresosi dallo shock anafilattico, il ragazzo ha cominciato a pregare Padre Pio affinché lo aiutasse a non mollare, molte volte in questi casi le tossine velenose attaccano anche il nuovo fegato causando la morte, ma per fortuna tutto è andato per il meglio. Quando gli viene chiesto in che misura ha influito Padre Pio nella sua guarigione, il ragazzo risponde: “Secondo me ha influito parecchio, perché le mie preghiere in qualche modo, sono state ascoltate. Io non chiedevo un miracolo, ma semplicemente chiedevo di non essere abbandonato ed essere lasciato solo. E’ quasi impossibile, rimanere vivi, dopo un avvelenamento del genere”.

Giancarlo conferma che questa esperienza ha rinforzato la sua fede e racconta di aver voluto affrontare un viaggio a San Giovanni Rotondo per ringraziare il Santo per la grazia ricevuta. Questa nuova opportunità di vita gli ha confermato l’importanza di una fede sincera e vuole sfruttarla al meglio per rafforzare il suo rapporto con Dio e per contribuire al miglioramento delle condizioni di vita degli altri.

Come primo passo verso questo obbiettivo Giancarlo condivide una bella riflessione rivolta ai giovani che sono indecisi sulla propria fede o che hanno deciso di non credere: “Ai ragazzi che sono all’ascolto, vorrei semplicemente dire che, in trincea non esistono atei. Questa espressione è molto forte, perché ci fa capire che nei momenti difficili, abbiamo bisogno di credere in qualcuno che ci possa dare una mano”.