Ecco Come combattere la tiepidezza Spirituale.

stoccolma

La tiepidezza è, essenzialmente, un raffreddamento dell’amor divino, che si rivela con la trascuratezza dei propri doveri, specialmente religiosi, e con la facilità a commettere peccali veniali.
E’ un male comune, assai nocivo all’anima, e difficile a guarire.
Per liberarsene, occorre vivificare la fede nelle verità eterne, tornare con fervore agli Esercizi, spirituali; e soprattutto pregare molto e bene.
Alcuni ragionano in modo strano: Ormai ho cominciato cosi: ora è tardi…, non vale la pena di mettermi sul serio a rifarmi una vita spirituale…
Innanzi tutto non è mai tardi per darsi a Dio di tutto cuore; gli operai dell’undicesima ora sono stati accetti a Dio, e da Lui rimunerati con impensabile generosità….
E poi c’è da chiedersi: Quante volte si vive quaggiù? Nasceremo, forse, di nuovo, per ricominciare una vita più fervente?…
Piuttosto: il pensiero di aver perduto tempo deve suscitare il desiderio di riguadagnarlo: Non voler, fratello mio, perdere la fiducia di progredire nella virtù; tu ne hai ancora il tempo: e questo è il momento! (1).
Lo Spirito Santo fa ammonire l’angelo della chiesa di Laodicea: Io conosco le opere tue, che non sei né freddo, né fervente. Oh, fossi tu freddo, oppure fervente! Ma, poiché sei tiepido, sto per vomitarti dalla mia bocca (2).
E l’angelo della chiesa di Efeso; Ho contro di te che hai abbandonata la tua prima carità. Ricordati da dove sei caduto, e ravvediti e fa le opere di prima. Se no, verrò da te, e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto (3).
Quando l’anima esce dall’assopimento della tiepidezza, freme d’orrore alla vista delle pretese colpe leggere, che ora le appaiono, come delitti (4),
Se tu cominci a intiepidirti, comincerai a star male; ma, se ti darai al fervore, troverai gran pace, e più lieve ti, parrà la fatica, mediante la grazia di Dio e l’amore della virtù (5).
(1) 1 Imit., 22, 4
(2) Ap., 3, 15-16
(3) Ap., 2, 4-5.
(4) Isidor.. l, 2 Sentent., c. 1O.
(5) 1 imit., 25, 11.

I. ESERCIZIO.

— Ho omesso o abbreviato qualche Esercizio spirituale di Regola?
— Sono stato poco edificante nel contegno, nelle parole, o con ricercatezze mondane?
— Quante volte mi sono oggi, mortificato nel bere o nel mangiare? (Occasioni mancate).
— Dopo una mancanza, mi sono umiliato, riprendendomi con nuovo vigore, più fiducioso in Dio?
— Quante volte mi sono offerto a Dio come vittima, per espiare i peccati della mia vita passata? (Minimo di volte, da stabilire).

II. ESERCIZIO.

— Quante azioni, di quelle fissate da me, non ho offerto oggi a Dio?
— Dopo quante azioni, già determinale, non mi sono esaminato sul come le ho fatte?
— Mi trovo in non buone relazioni coi Superiori o con qualche Confratello? — Quante volte, nelle contrarietà odierne, ho piegato con amore la mia volontà a quella di Dio? (Vittorie riportate).
— Quante volte ho riflettuto, oggi, sulla minaccia di Geremia: “Guai a chi fa l’opera di Dio con negligenza”? (Jer., 48, 10).

III. ESERCIZIO.

— Ho preparata l’anima mia alle singole preghiere di oggi? (Vittorie).
— Ho saputo sopportare tutte le pene di oggi, senza lamentarmi? (Vittorie).
— Quante azioni ho fatte oggi, nel modo più perfetto che mi era possibile? (Vittorie).
— Ho seguito, oggi, coraggiosamente le ispirazioni del Signore?
— Quante volte ho ripetuto, sotto forma di giaculatoria, che sono tutto di Dio, che non voglio vivere e operare che per Lui?

ASPIRAZIONI:

O Cuore amorosissimo di Gesù, io pongo tutta la mia fiducia in Voi, perché tutto temo dalla mia debolezza, ma tutto spero dalla vostra bontà (300 g.).
O Amor qui semper ardes et nunquam extingueris! Charitas Deus meus, accende me! — O Amore che sempre ardi e mai ti consumi! Carità del mio Dio, accendi anche me! (S. Agostino).
Cor Jesu, flagrans amore nostri, infiamma cor nostrum amore tui! (500 g.).
Inclina, Domine, aurem tuam, et exaudi, me: quoniam inops et pauper sum ego: Chinate, o Signore, il vostro orecchio e ascoltatemi, perché misero e povero io sono! (Ps., 85, 1).
Vengo a Voi, o Signore, come infermo al Salvatore…desolato, al mio pietoso Consolatore! (4 Imit,, 2, 1).

Mio Dio, riconosco sinceramente che una vita piena di negligenze come la mia, non può piacervi. Veggo bene che sono proprio io, con la mia tiepidezza, a chiudere la porta delle grazie che vorreste farmi.
Signore, non mi abbandonate ancora; continuate a usarmi la vostra misericordia, perché io voglio sorgere da questo stato miserabile.
Sì, da ora innanzi, o mio Dio, sarò più premuroso nel domare le mie passioni e nel correggere i miei difetti (specialmente…); seguirò più docilmente le vostre ispirazioni; sarò più sollecito nell’adempiere i miei doveri religiosi e professionali. In una parola, mi propongo di mettere tutta la buona, volontà per contentarvi, e per eseguire coraggiosamente quanto è dì maggiore gradimento alla vostra divina Maestà.
O Gesù, Voi siete stato tanto prodigo di benefizi con me, fino a dare il vostro sangue e la vostra vita per salvarmi; non è conveniente che io continui a essere tanto avaro con Voi. Voi meritate tutto l’onore, tutto l’amore e tutti i sacrifici da parte mia; ma, mio divino Redentore, voi ben conoscete la mia fiacchezza. Datemi la vostra mano onnipotente, che mi aiuti a sorgere davvero dalla mia tiepidezza, e mi sostenga validamente, lungo il cammino della virtù e della perfezione.
O Maria, Vergine Immacolata, per l’amore che nutrite a Gesù e a me, aiutatemi a vincere me stesso, a perseverare negli sforzi generosi, e a diventare santo!
Così sia!
(S. ALFONSO)

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